Sul n. 2 della rivista Action, il racconto “Voragine a Milano” di Giuseppe Foderaro

Action 2

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Torre di controllo di Giuseppe Foderaro su Il Sole 24 ORE

il sole 24 oreLeggi l’articolo su: http://24letture.ilsole24ore.com/2011/11/torre-di-controllo/

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Torre di controllo, SECONDA EDIZIONE!

È in uscita a novembre la seconda edizione di Torre di controllo, il fortunato romanzo di Giuseppe Foderaro edito da Sangel.

Leggi il comunicato stampa:

http://www.comunicati-stampa.net/com/cs-148514/

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Qualcosa come una tomba (racconto pubblicato su Knife Magazine)

knife2

Scarica la rivista in formato PDF da:

http://nerocafe.net/wp-content/uploads/2011/10/knife2.pdf

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Sul tavolo di Sauro Badalamenti

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Il vello dell’amazzone (racconto di Francesca Scotti e Giuseppe Foderaro pubblicato su Thriller Magazine)

Elisa si era svegliata nella stessa posizione in cui aveva chiuso gli occhi. Libro aperto scivolato sulle gambe, cuscino appallottolato dietro la schiena. Aveva dormito scomoda come fosse stata in treno, e invece era a casa, nel suo letto. Ma faticava a prendere sonno. Non era riuscita a capire per quale motivo, da un po’ di tempo a questa parte, appena si sdraiava si sentiva perfettamente lucida e sveglia. In realtà non le capitava proprio ogni notte, ma quando la sua coinquilina Stella portava a casa qualche uomo, sempre. E con alcuni peggio che con altri. L’ultimo, per esempio, la disturbava parecchio. Giulio. Non molto alto, capelli scuri e occhi intensi. Profumo speziato, un sorriso pulito. Si levava anche le scarpe rispettoso delle loro abitudini orientali. Niente poteva far pensare che non fosse un bravo ragazzo, anzi. Eppure, quando Elisa li sapeva in stanza insieme, non dormiva. Tendeva l’orecchio, cercava di intuire le loro parole, cosa stessero facendo. Quella appena trascorsa era stata una di quelle notti. Anche se lui era andato via prima del solito Elisa non si era addormentata se non poche ore prima di quel risveglio contratto.

* * *

Elisa si alzò dal letto, sentiva un po’ di freddo, stava arrivando l’autunno e finalmente al mattino l’aria che entrava dalla finestra – lasciata aperta tutte le notti – era leggera. Quello sarebbe stato il primo inverno nel loro nuovo appartamento, visto che Elisa e Stella si erano trasferite in primavera. Era la loro terza casa condivisa. La prima subito dopo il liceo, poi un trasloco triste. E infine questa che loro chiamavano “la casa della vita”, come se fossero una coppia.

Mentre Elisa si annodava in vita la cintura del kimono da casa che le aveva regalato Stella si chiese come avrebbero fatto, in inverno, con quella finestra. Doveva rimanere aperta per Miyako, la gatta di Stella, che amava gironzolare nella notte. E su quella gatta, come per molte altre cose, Stella non era disposta a compromessi.

Elisa accostò i vetri sospirando e si diresse in cucina per preparare la colazione a entrambe: tè verde, fette biscottate con la marmellata e un frutto. Era sempre lei a occuparsene perché a Stella piaceva dormire fino a tardi il sabato. Anzi, le piaceva fare colazione a letto, scambiare qualche chiacchiera con Elisa, che se ne stava seduta in poltrona, e poi girarsi dall’altra parte e scivolare nel sonno.

Leggi il racconto completo su:

http://www.thrillermagazine.it/racconti/11665

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La valigetta dei miracoli (estratto dall’eBook “Il Dinosauro” di Giuseppe Foderaro, Sangel Edizioni)

Roberta Alizee Cusimano

Roberta Alizee Cusimano (ph: Vasilos Valassis)

Sauro Badalamenti fissava Roberta con gli occhi di chi non può sbagliare. Bastava un movimento falso per farla scattare: la lunga lama nella mano destra o il cacciavite nella sinistra non avrebbero fatto differenza, da quella distanza. E dire che era andato a casa di Erica Nardi senza nemmeno un’arma, con una sola bottiglietta di cedrata, l’unico cibo di Roberta, l’unico amico che non la giudicava mai. Sapeva che quella era la chiave per la mente di Roberta, ma non pensava, Sauro, che avrebbe dovuto scassinare la porta di casa Nardi. Non pensava di trovare Roberta intenta a truccare la sua nuova bambolina. Lei credeva di doverle ripagare il favore, l’umiliazione di averla conciata di nuovo come una puttana, ma non capiva di essere una modella come le altre, niente di più.
[...]

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La prefazione di Stefano Di Marino all’eBook “Il Dinosauro” di Giuseppe Foderaro (Sangel Edizioni)

Stefano Di Marino

Lo scrittore Stefano Di Marino

Strana città Milano… ci sono nato e vi ho trascorso gran parte della mia vita (a eccezione di lontane fughe in paesi esotici che fanno ugualmente parte del mio vissuto personale e autoriale). Ci ho lavorato per più di vent’anni e, a un certo punto, mi sono svegliato senza riconoscerla più.

Un impatto considerevole, soprattutto per la mia natura di narratore che sino ad allora aveva cercato suggestioni straniere, esotiche, lontanissime, legate a modelli avventurosi dell’infanzia. Di colpo mi sono accorto che non era più quella metropoli avvolta dalla nebbia e dallo smog, un po’ grigia, provinciale malgrado tanta strombazzata modernità, in pratica lontana dai miei modelli immaginari.

Era diventata una città multietnica, variegata, con mille realtà di chi i soldi ce li ha e di chi sarebbe disposto a tutto per averli. Una città fatta di intrighi, crocevia di traffici che partono a volte da lontanissimo ma che finiscono proprio a incepparsi qui tra case d’appuntamenti di lusso, night club alla moda, quartieri popolari abitati da malavitosi al confino e da altri che neanche parlano italiano.

Una città dove la nebbia si è improvvisamente colorata di sfumature più accese, altrettanto mefitiche ma che ha rivelato sprazzi di territorio nuovi. Negli ultimi anni quasi tropicali.

Alla fine un set ideale per storie noir e d’azione, thriller e spy story.

Gangland, l’ho chiamata nei miei romanzi. La città delle bande, uno scenario simile a Hong Kong e a Los Angeles, ma anche alle città del Far West. Dove ogni peccato e ogni crudeltà sono possibili e ogni soluzione può essere accettata.

Gangland. Da anni mi ci muovo con i miei personaggi, riscrivendone la geografia criminale, la mitologia narrativa. Facendola mia.

Poi arriva questo tizio col cappellino da baseball e gli occhialoni, l’aria furbetta di quello che ci prova con tutte le ragazze (e a volte ci riesce), che è di compagnia quando gli altri si lagnano, che ti strappa una risata ma ha sempre quello sguardo diretto lontano.

No, non è Sauro Badalamenti. Quello è il suo alter ego, il suo personaggio. Lui è Giuseppe Foderaro. Sempre pronto a una bevuta e a una risata. Uno che, come dice lui, si muove negli ambienti underground. Uno che in Gangland ci sta benissimo. Anche perché quando non ti stende con battute fulminanti ti propone un romanzo noir completo, arguto, che rivela sensibilità, capacità di scrivere e una notevole cultura che viene sottesa e non sbandierata. Come credo debba essere.

E il suo Sauro, detective ironico e serio quando è il momento, a Gangland ci sta ancora meglio. Anzi, mi piacerebbe proprio averlo come co-protagonista in una delle mie storie. Intanto leggetevi le sue. Ridete, tremate, avventuratevi nelle vie di una città come non ne avete mai viste…

O forse che avete sotto gli occhi tutti i giorni e neppure ve ne siete accorti.

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Torre di controllo – estratto (capitolo 2)

Intendiamoci, io non sono certo il migliore. Ma il mio lavoro lo so fare. So cosa voglio dalla mia vita e soprattutto so cosa non voglio. Presuntuoso, direte voi. Certo, come no. Da morire. E me ne vanto. Vedete: il più delle volte la differenza non sta tanto tra il fare e il non fare, ma tra il sapere e il non sapere. La conoscenza è la chiave del successo. Quando sai cosa vuoi, sai anche come fare per ottenerlo. Se ci pensate è semplice.

Guardate me. Investigatore privato, dopo quello che ho passato. Monolocale studio-ufficio a Piazza de Angeli. Non è da ridere? Ma quando cercavo un ufficio adatto non ho saputo resistere. Sauro Badalamenti, Investigatore Privato, a Piazza de Angeli. Sarebbe stato da Dio scritto su un biglietto da visita. Certo l’affitto all’epoca era un po’ caro, ma oggi vale la pena. Stabile signorile, in palazzina anni sessanta, con portineria, a un passo dalla metro, di fianco a un negozio di tappeti persiani. Quello che sta qui, nel mio studio, davanti alla scrivania, l’ho comprato lì. Panna e celeste, è costato un occhio della testa ma conferisce un tono all’ambiente. E i clienti ci badano a certe cose. Le donne pure. Perché io le donne, sapete, preferisco portarle qui. A casa mia non ci voglio nessuno. Dal lunedì al venerdì dormo a Milano, nel salottino accanto all’ufficio: divano letto, doccia, cucinotto… non mi manca nulla. Nel fine settimana me la squaglio nel mio rifugio privato, dove nessuno mette mai piede. Su a Varenna, sulle sponde del lago di Como. Mi piacerebbe tanto dirvi che me ne sto rintanato come un orso a leggere Schopenhauer e ad ascoltare Schubert, ma la verità è un’altra. Faccio jogging intorno al lago. Cinque chilometri, la mattina presto, ti rimettono in pace con tutto il mondo, ve lo garantisco io. Poi faccio la spesa e preparo manicaretti, la sera accendo il camino e rivedo vecchi film in videocassetta. VHS sì, avete capito bene. Non sono tecnologico io. Se non fosse che mi serve per lavoro nemmeno il cellulare userei. Quale bisogno ci sarà poi del digitale terrestre, se quelli che guardo io sono tutti film in bianco e nero degli anni quaranta? Avrò visto Casablanca un centinaio di volte e il nastro del Falcone Maltese ormai è tutto consumato. Noir, sì, lo confesso, è la mia passione.

Noir come questa città e come il mio lago, che quanto a malinconia e tetraggine, lasciatemelo dire, non sono secondi a nessuno. A me però sta bene così. Mi ricorda che non bisogna mai aspettarsi troppo, e quando sei abituato alla nebbia spesso ti accontenti anche di un pallido sole. Questione di punti di vista, immagino, o di aspettative. La mia vita mi piace così. Quando sono sul lago non mi disturba nessuno, quando sono qui a Milano vedo chi mi pare e quando decido io. Al lunedì con la metro, dalla stazione Centrale ci si mette un attimo e poi non do mai appuntamento a nessuno prima delle dieci del mattino. Una delle cose che amo è tenere tutto sotto controllo.

Certo qualche cliente si è lamentato del sottopassaggio che dalla metro attraversa la piazza, lo so che ci sono tossici, extracomunitari e vagabondi che ci vanno a dormire e forse spacciano pure, ma dopotutto non sono il sindaco della città. Le regole non le faccio mica io. E qui vicino c’è Via Marghera, piena di negozi, a me sta bene così e la zona è dignitosa. E poi dico, vogliamo scherzare, Sauro Badalamenti, Investigatore Privato, a Piazza De Angeli. Ma chi lo lascia un posto così?

D’accordo, sì. Sono di origini meridionali, ma sono nato a Milano. Solo che non lo dico mai a nessuno. Mi piace prendere la gente sottogamba, ti sottovalutano, pensano che sei un terrone e si dimenticano di controllare con chi hanno a che fare. A volte è comodo. Anche Domenico Costa, l’avvocato che mi passa la maggior parte del lavoro, all’inizio ha commesso questo errore. Mi ha guardato, ha visto un bullo di periferia rasato, ben piazzato, col fisico da guardia spalla, il tatuaggio che sbuca da sotto al polsino della camicia, e mi ha catalogato. Male. Nella sezione sbagliata. Ma lui è intelligente e ha corretto il tiro. Non do certo a tutti una seconda occasione come ho fatto con lui. Ah, non tratto divorzi, a meno che non me lo chieda lui, ma anche allora, giusto qualche ricerca, discrete indagini condotte con tatto, questioni patrimoniali, non certo prove di infedeltà coniugale. Ci mancherebbe. Io credo che uno debba darsi un limite. Come con la droga, o con l’alcool. Va bene fino a un certo punto, ma se non si è capaci di tirare il freno, conviene smettere. Ora sono astemio, ma ne ho passate tante prima di arrivare a questo. E non sono astemio per caso, una volta ho ammazzato un uomo mentre ero sbronzo. A mani nude. Potevano mettermi dentro… per tutta la vita… se non ci fosse stato Domenico forse sarebbe anche successo. Diciamo che gli devo qualcosa, ecco. E lui lo sa. Sa anche che non bevo, nemmeno se mi pagassero berrei ancora. Ora sono passato dall’altra parte, ma mi sono rimaste le vecchie amicizie di un tempo. Sapete, nel mio lavoro servono. Quando facevo il servizio d’ordine nelle discoteche ne ho conosciuta di gente strana. Diciamo che non è escluso che un giorno, passando nel sottopassaggio di Piazza de Angeli, qualcuno di quei rifiuti umani che abita là sotto possa anche salutarmi chiamandomi per nome… Ma non è questa la storia che volevo raccontarvi.

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