Red Arrow (racconto pubblicato su Thriller Magazine)

Tre giorni a Roma per testimoniare in tribunale, il viaggio di andata l’abbiamo fatto con Domenico, in macchina. Nel complesso l’esperienza non è stata male. Il cliente, grato per le informazioni che gli abbiamo scovato, ci ha elargito un rimborso spese che definire munifico suona quasi riduttivo. A tarda primavera, Roma, rispetto a Milano, è tutta un’altra cosa. Sembra di partire da una dimensione per poi sbarcare in un’altra. Metti in valigia abiti pesanti e giubbotti di pelle e ti trovi immerso in una folla di vitelloni con camicia aperta di tre bottoni sul collo e morbidi blazer mollemente appoggiati sul braccio. Il soggiorno, delirio giudiziale a parte, è stato piacevole. Gli avvocati in aula hanno fatto i loro soliti giochi alla tira e molla, ma fuori tirava un ponentino paradisiaco capace di far svolazzare le gonne di ragazze al pascolo che sembravano tutte in festa. Donne in carriera, manager rampanti, centraliniste, commesse… oggi sembrano tutte dee delle passerelle. Fisici tonici al punto giusto, gambe scosciate, sandalo aperto, calza velatissima o già la pronta esibizione della prima abbronzatura, capelli rigorosamente stirati lunghi cinque metri e luccicanti come gli elmi delle valchirie, sorrisi a quarantotto carati, occhi allungati da fiera delle savane, zigomi alti ed esotici, menti squadrati. Ecco, giusto per dirvi che alla fine il lavoro dell’investigatore assicurativo a guardare bene i suoi vantaggi ce li ha. A parte la contumacia tra legulei alla quale non ho partecipato se non in veste di testimone, questo mini soggiorno a Roma è stato veramente una passeggiata. Albergo a cinque stelle, suite presidenziale o regal-principesca che dir si voglia, mega servizio in camera, una cucina da gran gourmet come è raro trovarne, massimo comfort e discrezione. Peccato non aver avuto nessuno da invitare, perché ho dormito nel più bel letto che mi sia capitato di vedere da un po’ di tempo in qua, sembrava il baldacchino di Cleopatra. Ma si sa che la perfezione non è di questo mondo.

Avevamo in programma di tornare insieme in macchina, quando esce fuori che Domenico deve trattenersi per stendere la relazione finale e dirimere alcune questioni burocratiche di poco conto ma urgenti, che il cliente pretende siano sistemate subito in collaborazione col suo strapagatissimo stuolo di consulenti legali. Poiché è lui che apre il cordone della borsa, a me sta bene così. Il fatto però è che ho un impegno a Milano e devo rientrare. Ma quando si viene a sapere del cambio programma, tra una cosa e l’altra è già tardi, e l’addetto alla reception mi informa che l’ultimo Freccia Rossa parte di lì a poco e che prima di arrivare da Prati a Termini, taxi o metrò che sia, c’è il rischio di perderlo. Certo, potrei dormire in albergo e partire col primo treno della mattina, ma vorrebbe dire arrivare trafelato a un appuntamento che invece ho idea potrebbe essere importante e che merita tutta la mia attenzione. Così propendo per un vagone letto, pazienza se sarà un Exclesior o un banalissimo Espresso, tanto lo sanno tutti che anche il mitico Freccia Rossa in fondo non è altro che un Eurostar riverniciato.

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