Il fondo delle navi (racconto pubblicato su Borderfiction)

“Un taglio netto, più o meno da qui a qui, ti rendi conto? Gli schizzi di sangue sono arrivati sugli scaffali, fino al soffitto, e tutti i volumi di conseguenza sono stati repertati. Volumi antichissimi, capisci, di valore inestimabile. Abbiamo dovuto portarli via e catalogarli come prove. Il sangue era ovunque, ti dico”.

Mentre Miranda, del tutto inconsapevole dell’effetto che le sue parole avevano provocato, infilava decisa coltello e forchetta nella bistecca, io con aria furtiva allungavo un’occhiata alla signora del tavolo a fianco che era visibilmente impallidita. Succedeva sempre così, con Miranda.

Era talmente presa dal suo lavoro di antropologa all’Istituto di Medicina Legale che non si rendeva mai conto di quello che diceva, e soprattutto di “dove” ci trovavamo quando lo diceva. Ma non potevo darle torto. Era appena rientrata da Roma, dove era stata chiamata per una consulenza speciale che le aveva consentito di mettere piede in uno dei luoghi più inaccessibili e meglio custoditi al mondo: la Biblioteca Apostolica Vaticana.

 

Mi aveva appena raccontato con tutto il suo entusiasmo delle file di scaffali che arrivavano fino al soffitto riccamente istoriato, dei lunghi tavoli per la consultazione dove in tempi non lontani avevano lavorato solerti scrivani, amanuensi e miniaturisti, là, in mezzo ai riquadri del vasto pavimento a scacchi bianchi e neri disposti a rombo, che conferivano all’ambiente un che di ipnotico.

“Codici manoscritti, volumi antichissimi, mappe e carte nautiche, incunaboli, copie anastatiche… tu non riesci neanche a immaginare. Una delle raccolte più importanti del mondo, anzi, forse la più importante, dopo la distruzione della Biblioteca di Alessandria. Hai presente quando nel 640 dopo Cristo, le truppe arabe conquistarono l’Egitto? Pare che bruciarono ogni singolo rotolo nelle caldaie che servivano a riscaldare gli alloggi dei soldati. Il combustibile bastò per sei mesi. Pergamene pregiate, di valore assolutamente incalcolabile. Te lo ricordi o no?”.

Miranda era fatta così, parlava di cose accadute nel 640 dopo Cristo come se fosse stato ieri o come se noi fossimo stati presenti. Anzi, spesso riusciva anche a farmi sentire responsabile, come se volesse tacitamente rimproverarmi di non essere stato in grado di evitarlo. Cosa di cui sarebbe anche stata capace di accusarmi se non fosse che ero nato, come lei del resto, almeno due secoli dopo. Ciò nonostante la cosa cominciava a farsi interessante.

“Però, scusa Miranda, come mai hanno chiamato te?”. Visto che già mi stava guardando male, aggiustai rapidamente il tiro. “Voglio dire, se il delitto è avvenuto in territorio Vaticano, non è consuetudine che si rivolgano direttamente alle loro forze di polizia? Non hanno una specie di autonomia in questo senso, come Stato Vaticano, intendo?”.

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