Grizzly di montagna (racconto pubblicato su Thriller Magazine)

Piccolo, gracile e indifeso. Solo tra le ali della folla, una barchetta di carta in balia delle onde, eppure a suo modo immobile tra i flutti. Imperturbabile. Tutte le volte che qualcuno gli passa davanti, infrangendo le acque chiare del suo isolamento, il bambino sbatte le palpebre e annuisce serioso. Come se volesse affermare una verità per gli altri inarrivabile, ma per lui, seppure così piccolo, palesemente ovvia.
Un uomo gli corre incontro e lo prende in braccio, indossa una divisa scintillante con i bottoni dorati che brillano al sole. È successo qualcosa di terribile, gli dice, ma questo lui già lo sa. Così si lascia trascinare via, passivo e inerte come un giocattolo rotto, stringendo un peluche logoro e consunto, con un braccino mezzo staccato. Un orsacchiotto. Tutto quello che gli è rimasto, oramai.

* * *

Ogni martedì e giovedì, una domenica sì e una no, che piova o tiri vento, lui è lì. Dopotutto è suo padre. Osservando quel rituale con l’indefessa regolarità di chi si illude di ritrovare, in una sequenza di atti preordinati, una sorta di pacifica tacitazione per i morsi della coscienza. Anche se sa che è pressoché inutile, lui ormai non lo riconosce più da tempo, ogni visita è come quella precedente, ore torpide che trascorrono a giocare a scacchi su una panchina del parco, minuti statici, sempre uguali nella loro minuziosa ripetitività. Le regole degli scacchi, quelle sì, gli sono rimaste impresse nella mente, tutto il resto — chissà perché — è come se fosse scivolato via insieme ai rivoli di sangue di quel giorno infernale. Quel giorno in cui la sua storia è cominciata, ma la sua vita, al tempo stesso, è finita.

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