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Una straordinaria esegesi di “Parigi in un retrobottega” di Giuseppe Foderaro su Zona di disagio

Uno dei suoi punti di forza sta proprio nel rinnegare le atmosfere patinate in stile ‘Parigi da cartolina’, nel rinunciare ad una rappresentazione ovattata e metafisica della capitale francese, nel voler uscire dal cliché del quanto-si-scrive-bene-dietro-i-vetri-di-un-bistrot, per affondare la penna nel dolore successivo agli attentati terroristici del 2015.

(Alessandro Vergari)

Leggi l’articolo completo su: Zona di disagio

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“Parigi in un retrobottega” di Giuseppe Foderaro in vetta alle classifiche di vendita

Fonte: La Lettura del Corriere della Sera

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Giuseppe Foderaro e il suo “Parigi in un retrobottega” sul sito parigino VERAITALIA-PARIS, dedicato alla cultura italiana

À la découverte du Paris nostalgique et vivant de Giuseppe Foderaro.

Leggi l’articolo su: VERAITALIA-PARIS.

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“Parigi in un retrobottega” di Giuseppe Foderaro. Il bestseller disponibile su tutti gli store online

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“Parigi in un retrobottega” di Giuseppe Foderaro sul blog del Corriere della Sera

Leggi l’articolo sul: Corriere della Sera

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Una bellissima recensione di “Parigi in un retrobottega” di Giuseppe Foderaro sulla rivista letteraria Senzaudio

«Non dovrete scoprire un assassino e catturarlo, troppi morti innocenti già ci sono stati prima e dopo questo racconto, ma il finale è ugualmente avvincente, visionario, stimolante, positivo.

Non abbiate paura, leggetelo.»

Leggi la recensione su: Senzaudio

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Una egregia recensione di “Parigi in un retrobottega” di Giuseppe Foderaro su Satisfiction

«Per Giuseppe Foderaro Parigi oggi è una meta da attraversare. Sono anni che lo scrittore la frequenta. Ogni volta che ci arriva, la vede e la vive come una città che ha sempre qualcosa da insegnare a tutti.»

(Nicola Vacca)

Leggi la recensione su: Satisfiction

Pensavamo che gli esistenzialisti a Parigi si fossero estinti. Invece sono vivi e vegeti e si incontrano nel retrobottega del Café de Flore, il luogo in cui molti anni addietro gli scrittori capeggiati da Jean Paul Sartre si incontravano per dare vita a un contesto letterario straordinario e irripetibile.

Oggi in una Parigi dilaniata dagli attentati e dall’odio terroristico nel retrobottega del famoso luogo un gruppo di amici ha dato vita alla Setta degli Esistenzialisti Esistenti.

Indossando la tradizionale maglia dolcevita di colore nero e in nome del nume tutelare supremo, il loro amato Sartre, danno vita a un avamposto culturale in cui resistere ai drammatici tempi di terrore.

Questa è la trama di Parigi in un retrobottega, un racconto lungo di Giuseppe Foderaro in cui le sfumature filosofiche si contaminano con un intreccio narrativo che non rinuncia mai a una convincente immanenza letteraria.

«L’esistenzialismo, già. Era per quello che si trovavano ogni settimana in quella stanza sul retro del Café de Flore. La Setta degli Esistenzialisti Esistenti, avevano chiamato il loro gruppo. Nome poco agevole, senza dubbio, ma scelto anche e proprio per quel motivo, essendo lontano anni luce dalla logica del marketing accattivante che rifiutavano con sprezzo. E comunicare il loro esserci, il loro essere nel presente, strenui e indefessi. La loro era una lotta di resistenza: resistenza contro l’imperversare della contemporaneità attraverso l’ arma letale dell’esistenzialismo».

Nel retrobottega si svolgevano veri e propri simposi. Sulle note delle canzoni di Jueliette Greco il Café de Flore, tra le cui mura trasudava la storia e la cultura della Parigi che fu, i nuovi esistenzialisti, memori della lezione del passato, guardano al presente e alla Parigi di oggi con tutte le sue lacerazioni.

Da quel retrobottega parte la difesa della città che contiene il mondo e a cui tutti dobbiamo sempre qualcosa.

Giuseppe Foderaro scrive un bel racconto, che allo stesso tempo è filosofico e morale: al centro c’è Parigi vista nel suo momento più drammatico. I nuovi esistenzialisti la amano e vogliono fare qualcosa per salvarla. Puntano il dito contro il nuovo nichilismo e contro la sua versione cupa che si serve del terrore per demolire una prosperità culturale di valori civili e garantire con il sangue il crollo di ogni certezza.

Pagine libere e innamorate di Parigi, queste di Foderaro, che soprattutto fanno bene all’umore nero di una città che mai come in questo momento ha bisogno di testimonianze lucide e immanenti.

Siamo stanchi di scrittori che si rifugiano dei bistrot. I vetri dei bistrot sono opachi e la realtà non si vede.

Gli esistenzialisti di Foderaro è vero che si riuniscono in un retrobottega, ma in quel luogo portano soprattutto la Parigi che vivono ogni giorno e tutte le loro preoccupazioni che oscillano tra l’essere e il nulla.

Per Giuseppe Foderaro Parigi oggi è una meta da attraversare. Sono anni che lo scrittore la frequenta. Ogni volta che ci arriva, la vede e la vive come una città che ha sempre qualcosa da insegnare a tutti.

Questo è uno dei tanti motivi per cui ha deciso di dedicarle un libro errando nelle crepe del suo ventre.

Dentro Parigi, per fortuna, c’è ancora quel mondo straordinario di libertà, uguaglianza e fraternità che nessuna multinazionale del terrore riuscirà a sconfiggere.

Uscendo da quel retrobottega i membri della Setta degli Esistenzialisti Esistenti camminano nella città offesa senza rifugiarsi nella nostalgia della Parigi che fu.

Quando lasciano il Café de Flore sanno benissimo che sarà soltanto il disincanto la risposta all’orrore di chi nel nome di dio e di religioni assurde semina il panico nella città dove è nata la libertà degli uomini.

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